Il diritto a migrare è un diritto fondamentale?

Immigrants-June-20-2014Il filosofo Bauman scrive che la paura, in questo un nuovo secolo, è una merce preziosa, da capitalizzare al mercato della politica. Precipitati nelle sabbie mobili dell’insicurezza percepita, ognuno può inventarsi il proprio fantasma, il proprio capro espiatorio. Sul tema dei diritti umani, oggi si sta giocando una partita di assoluto rilievo che riguarda la politica, la cultura diffusa, le forme della convivenza in una società sempre più complessa e inquieta. Quanto bisogno abbiamo tutti noi di dotarci di un nemico capace di darci identità? Ucciderlo simbolicamente e spesso anche materialmente, coincide con la nostra massima autoaffermazione.

Di fronte all’ attuale tragedia della migrazione, che vede l’Europa protagonista di una negazione costante dei diritti umani, nasce spontaneo chiedersi qual è oggi il posto dello ius migrandi – del diritto alla migrazione come facoltà per ciascun individuo di varcare i confini degli stati e di eleggere liberamente la propria residenza temporanea o definitiva- in quella che Bobbio ha definito “l’età dei diritti”? La risposta che sembra più obiettiva e corretta è che oggi il diritto a migrare occupa un posto marginale e ha comunque una protezione parziale e ambigua nella lista dei diritti fondamentali riconosciuti.

” Il diritto universale di ciascun uomo a migrare e a stabilire la propria residenza in qualunque luogo della terra”

Nel 1539, Francisco De Vitoria aveva affermato – seppure allo scopo di offrire una giustificazione teorica alla Conquista spagnola, e più in generale alle imprese coloniali delle potenze europee e delle loro compagnie commerciali – il diritto universale di ciascun uomo a migrare e a stabilire la propria residenza in qualunque luogo della terra. Allora quel diritto era esercitabile solo dagli europei: ora che il flusso delle migrazioni procede anche e soprattutto in senso contrario, i paladini degli universali diritti di libertà hanno dismesso gli abiti dell’universalismo?

Il problema delle migrazioni è considerato prevalentemente, come un problema legato alla sfera economica e alla sfera della sicurezza, intesa come ordine pubblico, nulla a che vedere con i diritti fondamentali. Nel diritto positivo, internazionale e sovranazionale, non troviamo formulazioni soddisfacenti del diritto a migrare, se diamo uno sguardo alla Carta dei diritti fondamentali, che costituisce ora la Seconda Parte del Trattato di Lisbona, possiamo osservare che la libertà di circolazione e residenza non è neppure menzionata. Anche le direttive più innovative, non affrontano il nocciolo della questione sull’esercizio dello ius migrandi.

“Perché la compassione non si trasforma in azione politica?”

Quindi perché una versione universalista, che di per sé non vuol dire sacrificare la varietà delle culture, non riesce ad affermarsi, soprattutto a seguito delle immani tragedie collettive? Sicuramente i conflitti materiali, gli interessi di corto respiro di individui e gruppi sono molle potenti contro la lungimirante ma lontana ed incerta prospettiva cosmopolitica. Ma non sono queste spiegazioni di per sé del tutto convincenti, a giustificare questo rifiuto finora prevalente. Di fronte alla disperata sofferenza degli esseri umani, dovrebbe essere difficile non dirci tutti universalisti, non riconoscere la sostanziale unità del genere umano. Scatta, o dovrebbe scattare, la molla della compassione, da intendersi non come commiserazione che comporta il disprezzo, ma letteralmente come “soffrire insieme”, immaginandosi al posto di quella persona disperata, perché non vede via alcuna di salvezza. Perché la compassione non si trasforma in azione politica, nella volontà di costruire a livello planetario istituzioni in grado di eliminare tali cause?

In questi termini, lo ius migrandi, si potrà dirsi realizzato solo se e quando l’età dei diritti sarà stata portata a totale compimento. Il godimento del diritto a migrare, che non coincide con la fuga necessitata, presuppone la garanzia e la realizzazione a livello planetario delle successive generazioni di diritti. Starà a significare che tutti gli altri diritti fondamentali sono stati riconosciuti e il diritto a migrare sarà un diritto ultimo, il sigillo di questa utopia.

Francesca Mastronardi

Graduate of Democracy 2015

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